
COME FRECCE TIRATE ALLA LUNA (Le buone novelle) è una raccolta di racconti che affronta la crisi dell’identità nel suo manifestarsi più intimo. Ogni evento narrativo è un’occasione di scavo. E se il tempo, circolare o sospeso, funziona come una camera di risonanza emotiva, lo spazio – domestico, urbano, simbolico – diventa il luogo in cui l’interiorità si rende visibile, attraverso il dettaglio.
Lo stile alterna un minimalismo iperbolico con una lingua straripante, talvolta barocca. Un odore, un tic, una luce obliqua: ed è proprio lì che la vita si tradisce, che s’annida la colpa o la memoria, il fallimento o la redenzione; in questo senso, l’opera dialoga con la tradizione esistenzialista e modernista.
Il titolo suggerisce una tensione strutturale che attraversa le pagine: l’atto gratuito, sproporzionato, destinato all’insuccesso, ma proprio per questo carico di significato. I protagonisti di questi racconti abitano esattamente questa aporia; “le frecce” che fendono l’aria sopra la testa di Nick e i suoi amici sono simboli di forze vitali e primordiali (il caso, il destino, Dio, la morte), ma è nella reazione e nel desiderio che risiede la forza dei personaggi e dell’intera raccolta.