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> Tutti i racconti del mistero, dell’incubo e del terrore < Edgar Allan Poe (1845-1849)

Tutti i racconti del mistero, dell’incubo e del terrore è un’esplorazione rigorosa della coscienza e dell’ignoto. L’incubo è una deformazione della realtà, eppure le storie sono costruite con precisione formale e controllo del linguaggio.

È caratteristico della perversità dell’umana natura respingere ciò che è ovvio e a portata di mano per ciò che è remoto ed equivoco.

La raccolta è un laboratorio d’ossessioni. Ogni racconto è un esperimento su cavie umane che hanno il vizio di pensare troppo. Edgar Allan Poe ama la crepa. E appena la trova, ci infila il dito, poi la mano – e la casa crolla. L’orrore arriva da sé, con logica esasperante.

Prendiamo la follia. I narratori insistono nel razionalizzare il mistero o nel dimostrare sanità mentale, ma più argomentano e più affondano. La ragione è un martello che batte sempre sullo stesso chiodo, finché il legno non cede. L’autore da una parte anticipa Freud, dall’altra ride all’idea che l’uomo possa conoscersi.

C’è qualcosa, nell’amore disinteressato e capace di sacrifici di una bestiola, che va direttamente al cuore di chi ha avuto frequenti occasioni di mettere alla prova la gretta amicizia e l’evanescente fedeltà del semplice Uomo.

La morte è ovunque. È clinica, insistente, persino noiosa. Cadaveri che non stanno al loro posto, cuori che battono dove non dovrebbero. Poe sembra dirci che il problema non è morire, ma non riuscire a smettere di pensarci. La tomba è la mente, che ripensa, rimugina.

E poi il tempo, che non scorre: gira in tondo, ristagna, si coagula. I personaggi sono prigionieri di un istante che si ripete. L’attesa è una tortura, il ricordo una condanna. Non succede molto. L’orrore è la fissazione, non ha bisogno di movimento.

Poiché la ragione cerca con ogni mezzo di tenerci lontani dal precipizio, proprio per questo noi inesorabilmente ci avviciniamo ad esso.

Ogni parola è lì per fare danni. Poe mostra la follia come una sorta di destino estetico, offre monologhi che si auto-smontano. È “fastidioso”, elegante, ripetitivo, geniale.
Il lettore, spiazzato, diventa interprete di segni ambigui e instabili.

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> Fonte citazioni: www.frasicelebri.it