
Cattedrale è una raccolta di racconti. Raymond Carver non scrive romanzi epici, né grandi affreschi storici; non ci sono draghi, né eroi. Ci sono letti, cucine, divani, frigoriferi mezzi vuoti e persone che non sanno bene cosa fare della loro vita. Carver è il re del “meno è più”: sembra che non succeda niente, e invece succede tutto.
Ma so che una parte si mette in bocca. Quella parte si chiama morso. È fatta d’acciaio. Le redini passano sopra la testa fino al punto in cui il cavaliere le tiene tra le dita, vicino al collo del cavallo. Il cavaliere tira le redini di qua o di là e il cavallo gira. È semplice. Il morso è freddo e pesante. Se si è costretti a portare un affare del genere in mezzo ai denti, mi sa che s’impara subito il principio. Quando lo si sente tirare, si capisce che è arrivato il momento. Si capisce che bisogna andare da qualche parte.
Nel racconto che dà il titolo alla raccolta, “Cattedrale”, l’autore ci descrive un uomo cieco che “vede” più di chiunque altro; in “Una cosa piccola ma buona” – la storia più toccante – una tragedia diventa una lezione sull’empatia. In ogni storia l’umanità si mostra nuda, senza trucco. Carver ci porta dentro la normalità, senza moralismi o complicate filosofie, scrive di gente che non ha tutte le risposte, ma che ogni tanto inciampa in qualche verità.
E mentre lo scrittore osserva i suoi personaggi e ci lascia liberi di capirli, s’aprono come dei tagli nelle nostre consolidate certezze. Ci ritroviamo così a pensare e ripensare; alle cose che non abbiamo mai detto, ad esempio, o a quei gesti che contavano davvero, e non abbiamo colto.
Sto solo cercando una cosa, – le dissi. Feci cadere alcune cose dall’armadietto delle medicine. Si misero a rotolare nel lavandino. – Che fine hanno fatto le aspirine? – dissi. Feci cadere altre cose. Non me ne fregava niente. Le cose continuarono a cadere.
Carver riesce a rendere interessanti anche le vite più banali. Senza grandi colpi di scena; basta un silenzio tra marito e moglie, o uno sguardo di troppo. Un dettaglio, anche il più insignificante, può diventare un piccolo terremoto emotivo.
Si parla d’alcol, di solitudine, di lavoro che non basta, d’amori che si sfilacciano, ma anche di felicità, che arriva quando meno ce l’aspettiamo: in una cucina, in un parcheggio, davanti a una cattedrale disegnata sulla carta.
Ho detto: Immagina, immagina soltanto, che non sia mai successo niente. Immagina che questa sia la prima volta. Immagina. Immaginare non costa niente. Metti che niente di tutto il resto sia mai successo. Capisci che voglio dire? E a quel punto?, gli ho detto. Wes ha puntato gli occhi su di me. Poi ha detto: A quel punto dovremmo essere altre persone. Persone che non siamo. Non ho più quel genere di immaginazione. Siamo nati come siamo. Non capisci?
Cattedrale è pieno di piccoli momenti di grazia, è come chiacchierare con un amico intelligente e un po’ cinico. È un libro che non spiega, non giustifica, non chiude i conti. Carver scava in ogni convenzione, nei matrimoni stanchi, nelle vite che trascorrono automatiche. Apre, incide. E dalla ferita, dalla fessura, filtra una sorprendente e strabiliante umanità.
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> Fonte citazioni: www. anobii.com