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> La svastica sul sole < Philip K. Dick (1962)

Un’America trasformata in un patchwork di propaganda, divieti assurdi e tecnologia stravagante. La svastica sul sole ci catapulta in un universo alternativo dove – idea semplice ma geniale – gli Alleati hanno perso la Seconda Guerra Mondiale. Il che significa che gli Stati Uniti come li conosciamo non esistono: la parte occidentale del continente è sotto il controllo dei giapponesi e quella orientale sotto i nazisti.

Allora c’è anche in me quella vena psicotica. È un mondo psicotico, quello in cui viviamo. I pazzi sono al potere. Da quanto tempo lo sappiamo? Da quanto tempo affrontiamo questa realtà? E… quanti di noi lo sanno? Forse se uno sa di essere pazzo, allora non è pazzo. Oppure può dire di essere guarito, finalmente. Si risveglia. Credo che solo poche persone si rendano conto di tutto questo. Persone isolate, qua e là. Ma le masse… che cosa ne pensano? Tutte le centinaia di migliaia di abitanti di questa città. Sono convinte di vivere in un mondo sano di mente? Oppure intravedono, intuiscono in qualche modo la verità?

Philip K. Dick ci porta in giro in questo panorama surreale, tra complotti, intrighi e una società dove la follia è la norma, mescolando thriller politico, fantascienza distopica e satira sociale. Ma niente strade prevedibili, niente ovvietà.

Non c’è tanto l’orrore di vivere sotto un regime oppressivo; l’atteggiamento dei personaggi è straniante, spesso ridicolo, è come se l’umanità – solo in parte sconfitta – dimostrasse un talento innato per adattarsi anche alle situazioni più mostruose. Il libro è un enorme gioco di specchi sulla realtà, la verità e le storie che ci raccontiamo per restare sani.

Quello che non comprendono è l’impotenza dell’uomo. Io sono debole, piccolo, senza la minima importanza per l’universo. L’universo non si accorge di me, e io vivo senza essere visto. Ma perché questo deve essere un male? Non è meglio così? Gli dei distruggono coloro di cui si accorgono. Se sei piccolo potrai scampare alla gelosia di chi è grande

Philip K. Dick non si limita a far vincere i “cattivi”, esplora le conseguenze culturali, psicologiche e perfino sportive e gastronomiche di questa realtà alternativa – un mondo in cui la pubblicità, pensate un po’, è totalmente controllata dal regime totalitario (e quindi in fondo, gira che ti rigira…)

Quando tutto ciò che conosciamo è messo sottosopra – ci dice l’autore – dobbiamo imparare a camminare su un pavimento fatto d’assurdità e tensione politica. Il libro anticipa i concetti di realtà manipolata, di propaganda onnipresente e di verità relativa, temi che oggi suonano fin troppo familiari.

Noi non abbiamo il mondo ideale, come vorremmo che fosse, dove la moralità è semplice perché semplice è la conoscenza. Dove ognuno può fare ciò che è giusto senza sforzo perché riconosce l’evidenza.

La svastica sul sole è un esperimento mentale: ci mostra che il potere può riscrivere non solo la storia, ma il significato stesso di ciò che percepiamo come vero. È una riflessione sulla fragilità del libero arbitrio quando ci si arrende alla narrazione dominante. Il romanzo c’invita a non diventare un soprammobile del sistema, ma a mantenere la capacità di vedere crepe, incoerenze, spiragli. Ci ricorda che la verità (e la libertà) richiede partecipazione, un po’ di coraggio e un pizzico di sana ostinazione.

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> Fonte citazioni: www.frasiarzianti.wordpress.com